La storia di Luna e Artù


luna e artù

Salve a tutti!
Il mio nome è Luna, ho 25 anni e questa è la storia del mio bellissimo gigante Artù.

Mi ricordo ancora quel giorno di inverno inoltrato di cinque anni fa. Ero in macchina quando mia madre, con una strana calma, mi disse: “tuo padre ti ha preso un cavallo”.
Sgranai gli occhi rimanendo inebetita a guardare mia madre che continuava a fissare la strada, guidando con un sorrisetto che la diceva lunga.


Non sono mai stata una bambina del tutto “nella norma”. Sin da quando ero piccola, il mio sogno più grande era quello di avere un cavallo. Nero, possente, di quelli che quando li vedi passare ti manca il fiato e senti la terra tremare ad ogni loro passo.
Questa passione l’ho ereditata da mio padre che da giovane allevava cavalli insieme ai suo fratelli e mio nonno, ma era un sogno che non pensavo potesse diventare realtà. Quello che non sapevo era che per attendere il mio cavallo dovevo aspettare che nascesse, perché sì… ancora doveva nascere quel cavallo tanto desiderato.

Ricevetti la chiamata della sua nascita durante un pomeriggio di aprile, il 18 aprile per essere precisi. Era nato un puledrino che sarebbe diventato mio!
Quando andai a vederlo, mi accorsi subito che c’era qualcosa di strano. Aveva le zampe molto storte e riusciva a malapena a camminare e stare in piedi, ma ormai mi ero già innamorata di quell’esserino indifeso dal manto (neanche volerlo fare apposta) nero.

Mi dissero che c’era stato un problema, il puledro era nato insolitamente troppo grosso e, essendo stato troppo stretto nel grembo materno, le sue zampe posteriori si erano storte in modo abbastanza preoccupante, talmente tanto che per un giorno o due riusciva a malapena ad alzarsi per bere il latte (io andai a vederlo qualche giorno dopo la nascita, perché si trovava 150 distante da dove abito io).
Di solito tutti i puledri nascono un po’ “storti”, ma lui era stato talmente tanto a lungo in quelle condizioni ed era talmente grande che non si sapeva se avesse potuto ritornare dritto.

A quel punto mi proposero anche di cercarne un altro, di non rischiare con lui, ma ormai lui era mio, era tutto quello che avevo sempre desiderato.
I miei genitori furono completamente d’accordo con la mia decisione, e cioè quella di tenermi quel puledrone buffo e di credere in lui, di credere che ce l’avrebbe fatta. Non per altro decidemmo di chiamarlo Artù, un nome importante, da Re.

Il tempo passava e io e Artù diventavamo sempre più uniti. Passavo i pomeriggi a guardarlo e strigliarlo, piano piano gli insegnai ad andare con la lunghina in modo corretto e a 5 mesi già sapeva benissimo come fare.
Il problema alle gambe fu un grande scoglio da superare per noi. Tutti continuavano a dire che non sarei andata da nessuna parte con lui.
Sicuramente ci mise molto a superarlo del tutto, per l’esattezza un anno, ma poi ecco che finalmente il mio brutto anatroccolo iniziava a diventare un bellissimo cigno.

luna assieme artùIo non faccio gare, non ho mai fatto scuola avendo mio padre allevatore di cavalli.
A sette anni sono stata messa sul mio primo cavallo e lentamente ho iniziato a capire come andarci, fino ad arrivare ad oggi.
Non ho mai avuto l’esigenza di avere medaglie o meriti per questa mia passione. Ho sempre praticato trekking tra le montagne ed è questo che avrei fatto con lui.

Finalmente arrivò quel momento, e cioè quello di poter finalmente passare giornate in sella al MIO cavallo, al MIO piccolo sogno (il modo in cui io lo definisco).
Quel puledro storto e indifeso ora non esiste più. Artù è un cavallo da 1.75 al garrese, di 10 quintali. E’ un cavallo che quando corre fa realmente tremare la terra.
Quando stiamo insieme veniamo ammirati per il forte binomio che siamo riusciti a formare con il tempo. Lui è una parte di me e io sono una parte di lui. Un cavallo dal manto nero e la lunga criniera che un po’ spaventa tutti, ma non me.

Insieme abbiamo svalicato le montagne, dal Lazio fino ad arrivare in Umbria. Insieme abbiamo visto albe e tramonti mozzafiato. Abbiamo corso per trovare un riparo dalla pioggia battente presa in pieno in alta montagna, o addirittura dalla neve che sembrava tagliarti il viso con il suo gelo.
Abbiamo visto il cielo stellato dei Monti della Laga (perché è lì che lui è nato, ed è da lì che sono originaria) insieme durante le notturne a cavallo. E’ stato la mia ancora di salvezza tante e tantissime volte.

Ad oggi, dopo 5 anni dalla sua nascita, posso dire solo una cosa… che non sono stata io a salvare lui, ma è stato lui a salvare me.
Mi ha cambiata, mi ha resa più forte e consapevole di potercela sempre fare

Io dopo la mia esperienza, che ancora è immatura anche dopo tutto quello che ho passato, ho imparato una cosa: il vero Binomio si crea a terra, non in sella. Quello è solo lo stadio finale.

Sento spesso, troppo spesso, parlare dei cavalli come se fossero oggetti o magari dar loro”importanza” solo in base a quante medaglie hanno vinto o dal modo in cui poggiano le zampe.
Il mio cavallo è pieno di imperfezioni, mangia troppo e troppo spesso. Alcune volte devo corrergli dietro per mettergli la capezza perché magari vuole restare al prato a mangiare, e se non vuole passare su una strada, ci metto diversi minuti per convincerlo che deve passare dove io gli dico di passare. Ma sono quelle imperfezioni (se così poi vogliamo chiamarle) a renderlo quello che è oggi.

Ho realmente vissuto insieme a lui, ho realmente avuto delle esperienze, senza pubblico, senza medaglie. Alcune volte ce la siamo vista brutta, ma abbiamo sempre superato tutto insieme.
Mi basta vederlo che alza il suo musone e punta lo sguardo verso di me non appena sente la mia voce che lo chiama per essere realmente felice. Vederlo corrermi incontro.

Ricordiamoci sempre di dire grazie a questi maestosi animali di permetterci di potergli salire in groppa. Io ancora una volta dico: grazie mio piccolo sogno per quello che sei.

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3 pensieri riguardo “La storia di Luna e Artù

  • 24 Ottobre 2016 in 7:36
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    Una storia meravigliosa! Una ragazza splendida e unagnifico cavallo, uniti per sempre!

  • 20 Febbraio 2017 in 7:46
    Permalink

    È una bellissima storia raccontata da una amante degli animali e la natura come me’.Anchio ho un cavallo da 25 anni Charly ha preso la malattia della laminate ed è lunga da guarire io spero sempre che ritornerà a fare una piccola passeggiata.ciao e buon proseguimento con il tuo gigante.🐴🐴🍀🍀🍀🍀.

  • 23 Febbraio 2017 in 1:02
    Permalink

    Grazie a tutti! Ho visto in quanti hanno rivolto dei pensieri stupendi e delle bellissime parole verso me e il mio bellissimo gigante!! Che per l’esattezza, è alto 1.80 e passa al garrese XD ero rimasta indietro! (per me rimane sempre piccolo)
    E’ solo una semplice storia, raccontata da una semplice ragazza che per puro caso ha incontrato un cavallo speciale…Che poi ha reso tutto più magico. Spero veramente che questo “mondo” inizi a guardare i cavalli, non come mezzo di gratificazione per una vittoria, o per una medaglia. Ma come COMPAGNI con cui condividere la vita.
    L’imperfezione, è la cosa più bella e che più ci distingue tra individuo e individuo. Questo vale per l’essere umano, come per i cavalli!

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